Dicono di noi - ristorante albergo dell'alta langa lbunet

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Dicono di noi

Il ristorante
Tempo di Art-Hotel
Bergolo non è un paese e nemmeno un luogo, è un’idea e un sogno.
Il magnifico borgo di pietra che vedete oggi è frutto della volontà e dell’impegno di molte persone che hanno dedicato le loro vite e il loro lavoro ad una causa.
Non lasciar morire questa perla della storia e saperla valorizzare a dispetto del tempo e delle difficoltà ha dato vita ad un’esperienza di arte e unione con pochi paragoni nella storia delle Langhe. Un esempio di innovazione nella tradizione, di rispetto dei valori fondamentali dell’uomo, un museo all’aria aperta dedicato alla creatività.
Bergolo non è un insieme di qualche centinaio di pietre, è un mosaico di emozioni donate dalle migliaia di visitatori che hanno vissuto e partecipato alla sua evoluzione in un simbolo di amicizia, arte e convivialità. Dormire qui significa respirare i sogni di generazioni.
L’Bunet è uno dei simboli storici di questo piccolo-grande comune e per la nostra associazione è stato un vero onore poter partecipare al suo processo di trasformazione in un piccolo art hotel. Ogni camera è stata ideata e decorata con l’intenzione di ospitare le opere di giovani artisti capaci di dare un contributo a quello che vuol essere un puzzle emozionale in divenire, un esperimento in linea con l’energia che permea questi luoghi.
Il soggiorno diventa dialogo ed immersione in un messaggio articolato e capace di abbracciare l’ospite in un esperimento di ospitalità originale e in linea con la bellezza che lo circonda in questo borgo senza tempo.

Gualtieri Scotellaro – Gli Immoti Carbonari Art-Club
I Ristoranti di Bibenda
Se la camminata in giro per il paese vi ha messo un certo appetito rifugiatevi tranquillamente nel locale di Emilio Banchero, un posto di poca forma ma di tanta sostanza, un luogo dove la cordialità e lo spirito di accoglienza sono di casa. Ma anche un locale in cui la tradizione è sul piatto, una tradiziona fatta di prodotti selezionati con amore quando non provenienti dall’orto “di casa”. Tra i cavalli di battaglia la tatrà, il vitello tonnato, i ravioli del plin, il minestrone di trippa, gli gnocchi, i capunet, per chiudere in dolcezza con bunet e semifreddo al torrone. Servizio affidabile e garbato, cantina piuttosto ricca e camere per potersi fermare.
Il Mangiarozzo 2011
Vi sembrerà scontato quanto volete ma uno dei motivi, se non il maggiore, per arrivare fin qua, in un poste dove si è davvero coccolati: è il Bunet. E’ forse uno dei migliori dolci al cioccolato che si facciano in Italia, prerogativa tutta piemontese. E quello che vi servono qua è uno dei migliori bunet. Ora fate due più due e sapete che dovete lasciare il posto a fine pasto per questa delizia. Anche se avventurandovi nel menù degustazione (proposto a 37 euro) composto da ben sette portate non vi sarà del tutto agevole attendere il dessert. Ovviamente scherzo ed enfatizzo per dirvi però che la tavola di Emilio Banchero è tra le più colte, tradizionali stagionali e deliziose di una regione che in fatto di buon mangiare è seconda davvero a poche. Personalmente io ho un altro motivo per arrivare fin qua: è l’invernale bollito misto. Fatto proprio come cucina comanda. C’è tutto, c’è soprattutto la cottura giusta, ci sono la testina e i nervetti, ci sono i tagli di carne (Piemontese) precisi, ci sono le salse di accompagno. E’ il mangiare opimo di una volta. Se ancora non vi ho convinto del tutto vi spiegherò che la cucina è praticata da un trio di affetti: accanto ad Emilio che si muove anche tra i tavoli, ai fornelli ci sono la sua compagna di vita Janeth (Arrojo Molano che adispetto del cognome sa più lei dei sapori del Piemonte di molti orecchianti della territorialità) e la sua mamma: la signora Angela, che dà alla cucina quel tocco di intimità famigliare che la rende soave. Non sto a raccontarvi tutto il menù anche perchè è variabile secondo stagione e secondo mercato. Mi limito a citarvi le specialità che sono la cifra di questo ristorante: rotondino in salsa antica, capunet di fiori di zucchini ripieni in bagnetta di piselli, fagottino al Gorgonzola naturale, cestino di sfoglia ripieno di asparagi, ravioli al plin burro fresco e salvia, macaron al ragù di salsiccia, capretto al forno, bocconcini di cinsghiale brado al civet, arrosti. Le verdure sono dell’orto di casa, le nocciole per i fantastici dessert sono autenticamente piemontesi, ma se già ho decantato il bunet e il bollito consentitemi di spendere due parole sul carrello dei formaggi che peraltro dà la cifra esatta della ricerca che Emilio conduce per esaltare la sua piemontesità. Sono circa 70 diverse qualità di formaggio tutte a latte crudo. Un’apoteosi per i caciofili come il sottoscritto. Anche i dessert hanno la stessa qualità: imperdibili il semifreddo al torrone artigianale e Barolo Chinato, commovente il gelato di nocciole come quello al latte di capra, esaltante la mousse di nocciole al cioccolato fuso. In cantina vi è una scelta a dir poco raffinata: oltre 350 etichette (ovviamente tutto il meglio del Piemonte) cui tengono compagnia una buona.
I Ristoranti di Veronelli 2007
Piatti: capunet (nella versione estiva, di fiori di zucchine ripieni su vellutata di piselli); noce di fassone battuta a coltello con scaglie di maira (formaggio d’alpeggio); rotondino in salsa antica (un vitello tonnato ante litteram); macaron del frèt (fret=ferro da calza con cui s’arrotola la pasta all’uovo) al ragù di salsiccia; agnolotti del plin al burro e salvia; mezzelune verdi ripiene al seirass del fen; arrotolato di coniglio al timo.
Salumi: di nostra produzione (offerti da marzo a giugno); chiedi anche di poter fare assaggio dell’eccelso lardo al rosmarino.
Formaggi: strepitosa offerta (secondo disponibilità) piemontese.
Olio d’oliva: ampia serie.
Vini: carta soprattutto piemontese, di elettive scelte.
Acqueviti: buona offerta.
I Ristoranti di Veronelli 2006
Piatti consigliati: qui –bellezza dei luoghi, cortese accoglienza, bontà dei cibi- c’è da emozionarsi; materie prime prodotte in casa (le restanti di esasperata ricerca), piatti mutano, nel reale, secondo disponibilità, esempi: flan di topinambur con bagna caoda; rotondino in salsa antica (un vitello tonnato ante litteram); ravioli al plin con ripieno di seirass del fen; tabarin (solo quando ci sono sufficienti uova) al sugo di fingerli; bocconcini di cinghiale e “sancrau”; lepre al civet.
Dolci: mousse di nocciola in crema di cachi; timballo di pere Martine marinate nel moscato.
Salumi: di nostra produzione (da marzo a giugno), eccelsi.
Formaggi: non meno di 50 tipi, in prevalenza piemontesi.
Vini: carta piemontese (anche per i vitigni “perduti”), maggiorata di cru nazionali ed internazionali.
Acquaviti: grappe, cognac, bas armagnac e whisky d’impegno.
Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso 2011
Voto 79/100 (cucina 48, cantina 15, servizio 14, bonus 2), guida 2010: 79.
Un piccolo paese di pietra su un cucuzzolo di alta Langa dove non si passa per caso. Una casa degli anni del boom che ospita l’albergo e al mezzanino inferiore una sala ristorante con tavoli ben distanziati e apparecchiati con cura. Qui Emilio Banchero ci sa sempre deliziare con una cucina fatta di antiche ricette di tradizione, di intelligenti interpretazioni e di tanta cura nella pignola ricerca fra le piccole produzioni sia locali che proprie (conus) ancora così genuine in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato. Carne cruda e uovo sodo ripieno, capunet, cocotte con uovo e funghi fra i deliziosi antipasti e poi mezzelune ripiene di Seirass e i macaron del fret al sugo di funghi, il delizioso coniglio al civet e tutti i venerdì e sabato da divembre a marzo il gran bollito al carrello con le salse piemontesi. Selezione di formaggi da bonus, ricercati fra rarità locali. Qui nel cuore della tonda gentile come perdersi il savarin alla nocciola con cioccolato, ma è veramente buona anche la panna cotta al caffè. Si beve molto bene e a prezzi onesti da una carta ampia, territoriale ma mai scontata.
Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso 2007
Un minuscolo centro dell’Alta Langa che ha conservato intatto il fascino delle sue origini medievali.
E’ proprio nel centro del paese che si trova questo grazioso ristorante albergo a gestione familiare. È qui che Emilio Banchero onora una cucina di tradizione fatta di tanta passione, di consolidata tecnica e di grandi materie prime.
In un ambiente curato e accogliente abbiamo assaggiato piatti davvero ben fatti: il rotondino in salsa antica, ad esempio, il cestino di sfoglia agli asparagi, lardo e fonduta e il tartrà langarolo in bagna [salsa] di acciughe e olive taggiasche. Poi ottimi i macaron del “fret” al ragù di pomodoro e salsiccia e delle strepitose mezzelune ripiene al Seirass del fen. Molto buoni l’arrotolato di coniglio al timo e il capretto nostrano al forno, davvero interessante la selezione di formaggi. Golosi i dolci: bonet, semifreddo al torrone, panna cotta al caffè e miele, mousse di nocciola con cioccolato fuso.
La carta dei vini, ben assortita e con prezzi convenienti, denota grande curiosità e attenzione verso piccoli produttori della zona ma non trascura nomi importanti di Langa e alcune produzioni estere.Un luogo fuori dal tempo che mantiene intatti i valori di sempre: qualità da oscar per i prezzi ma non solo.
Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso 2004
Non ci si capita per caso,e anche conoscendolo non è facile da raggiungere,arroccato com’è su una stradina dell’alta Langa.Dimenticherete presto le suddette difficoltà assaggiando piatti dai sapori nitidi e decisi,basati su un’eccellente materia prima,che non a caso continua a meritare il bonus. Alla carta..noce di fassone al coltello,tartrà langarolo in bagna d’acciughe,agnolotti al plin burro e salvia. Interessante anche la versione invernale del menu,con il flan di topinambur in bagna cauda e i bocconcini di cinghiale brado al civet.Da bonus anche la carta dei vini,ricca di etichette notevoli e con ricarichi molto bassi.Servizio puntuale e premuroso.
Osterie d’Italia – Slow Food Editore 2011
Meno di 80 abitanti a 616 metri di quota: eppure Bergolo, delizioso “paese di pietra” su un poggio accarezzato dal marin, il vento che soffia dalla Liguria, è forse il più attivo, curato e accogliente dei comuni della Granda. Nella riscossa ha avuto un ruolo l’albergo ristorante aperto nel 1979 dai coniugi Banchero, poi affiancati dal figlio Emilio e dalla nuora colombiana Janeth, allieva sorprendentemente dotata di mamma Angela. Ora ‘L Bunet ha una gestione a quattro – le signore ai fornelli, Emilio in sala, papà Ottavio nell’orto e nei boschi -, una clientela variegata e una giusta fama di eccellenza gastronomica.

La cucina classica di Langa si avvale delle specificità di un territorio dove le viti terrazzate convivono con noccioli, castagni, funghi, tartufi. Si può ordinare alla carta o optare per il menù degustazione, 37 euro per sei portate. Si apre con una triade di antipasti, per esempio rotondino in salsa antica, caponet di fiori di zucchina, cocette ai porcini. Poi, primi di pasta fatta a mano (agnolotti dal plin, macaron del fret al ragù di salsiccia, mezzelune ripiene di seirass del fen) e secondi altrettanto tradizionali: arrosto alle nocciole (varietà tonda gentile delle Langhe). stinco di vitello al forno, arrotolato di coniglio al timo, nei fine settimana invernali bollito misto.

Molti salgono fin quassù per il ricco carrello di formaggi fermiers (Emilio ne fa ruotare una settantina l’anno), che procede squisiti dolci casalinghi: bonet, mousse di nocciole al cioccolato fuso, panna cotta al caffè, semifreddo al torrone e Barolo Chinato.

Ampia scelta di vini prevalentemente ma non solo langaroli, con ricarichi corretti. Menù per bambini a 12 euro.
Osterie d’Italia – Slow Food Editore 2007
Bergolo è un esempio di buona gestione del territorio e del centro urbano. Ristrutturazioni attente alle caratteristiche locali e intelligenti iniziative culturali hanno saputo fare di questo minuscolo borgo dell’alta Langa un luogo visitato, un buon ritiro per turisti consapevoli.
E il merito del felice esito di questa giudiziosa operazione di marketing rurale è anche de ‘L Bunet, l’osteria-locanda che Emilio Banchero gestisce ormai da molti anni.
E, da sempre, tenendo la rotta su di una cucina tradizionale, “storica”, quella che i clienti si aspettano. Ma quanta cura e quanta passione in questo suo menù. Con le verdure, il pane e la frutta che arrivano dall’orto del papà e con le carni e i formaggi di piccoli produttori locali, nascono i suoi piatti, basati su ricette classiche, ma ingentilite quel che serve. Come il vitello tonnato all’antica, cioè con la salsa senza maionese, o il caponèt, il tipico fiore di zucchina ripieno reso leggero da una vellutata di piselli e basilico, o il cestino ripieno di caprino e lardo artigianale.
Per primi, accanto agli inevitabili agnolotti dal plin (buoni), troviamo eccellenti macarun del fret, pasta fresca modellata su di un ferro (fret), condita con un sapido ragù di salsiccia o mezzelune ripiene di sarass del fen.I secondi variano molto con le stagioni: noi abbiamo apprezzato un rotolo di coniglio al timo e un notevole stinco marinato, ma in stagione funghi e tartufi arricchiscono l’offerta.
I formaggl sono uno dei pezzi forti di Emilio e i dolci tutti casalinghi, con il bonet che battezza il ristorante a dominare la lista. Con vini sempre più piemonte-oriented, anche questa – ci dice Emilio – una scelta quasi obbligata, e un conto di 35 euro per un menù degustazione decisamente ricco. E’ indispensabile prenotare.
Osterie d’Italia – Slow Food Editore 2005
Arrivare a Bergolo è una piccola avventura fatta di poche indicazioni e di molti tornanti. Giunti in questo borgo, però, si dimenticano in fretta le difficoltà del viaggio: merito della quiete, del panorama, delle belle case in pietra. A soddisfare la gola penserà poi questo curato ristorantino: presente in questa guida dal 1997, propone una cucina prettamente piemontese cui si aggiunge qualche contenuta divagazione creativa, Le materie prime, di grande qualità, sono selezionate personalmente da Emilio Banchero, patron appassionato del suo lavoro e (forse persin troppo) servizievole nei confronti degli avventori.
I piatti si alternano secondo stagione. Per cominciare, possiamo trovare il tonno di coniglio, il rotondino in salsa antica, il caponet di fiore di zucchina ripieno con crema di piselli e basilico, il flan di topinambur e cardo gobbo con bagna caoda, il cotechino di produzione propria.
La pasta fresca, così come il pane, è fatta in casa con .farina integrale di mulino a pietra: ecco dunque i macaron del tret con ragù di salsiccia, gli agnolotti dal plin ripieni di seirass del ften, i tajarin al sugo di fingerli.
Fra i secondi, stinco di vitello all’Arneis, bocconcini di cinghiale brado al civet, stracotto al Dolcetto, pollo alla cacciatora, arista di maiale, coniglio al timo.
Notevole la selezione di formaggi, provenienti per lo più dall’alta langa cuneese e astigiana e accompagnati da un’ottima cognà. Validi anche i dessert, come il bonet, il semifreddo al torrone di Canelin di Acqui, il timballo di pere marti ne al Moscato, le pesche ripiene.
I vini, disponibili anche per l’asporto, sono più di 300: oltre al meglio di Langa, qualche intelligente escursione in Italia e all’estero.
Osterie d’Italia – Slow Food Editore 2004
‘L bunet è ormai un veterano della nostra guida,un ristorante – pendolo sempre in movimento,tuttavia in equilibrio, del quale giova ricordare gli ingranaggi: Emilio Banchero, maniacale segugio di materie prime di qualità, è il perno, sul quale oscillano da una parte la sapienza culinaria di mamma Angela, baluardo di tadizione; e dall’altra una serie di ottime discepole che si sono alternate nella sua cucina, tutte aggiungendo qualche sbuffo di creatività.
Venendo ai piatti, si succedono tra gli antipasti il rotondino in salsa antica in primavera e il caponet estivo di fiore di zucchino ripieno con crema di piselli e basilico; in autunno è la volta del tonno di coniglio al bagnet verd o del fagottino al gorgonzola naturale e nei mesi più freddi, cotechino di produzione propria e flan di topinambur e cardo gobbo con bagna caoda.
A seguire segnaliamo i macaron del fret con ragù di salsiccia e gli agnolotti al plin ripieni di seirass del fen ma anche i tajarin coi finferli o porcini ed i primaverili risotti.
Fra i secondi, nella nostra ultima visita abbiamo assaggiato i bocconcini di cinghiale brado al civet ed il pollo alla cacciatora, ma in altre stagioni trovate la faraona al forno, lo stracotto al dolcetto, l’arista di maiale o l’agnello al timocotto nel forno a legna.
Spettacolare carrello dei formaggi-circa 40 tipologie-e altrettanto validi dessert: il bonet, ovviamente, e poi mousse (di nocciola in bagna di cachi, di Moscato con spuma di frutti di bosco, di Loazzolo in crema di fragole), timballo di pere martine al Moscato, panna cotta ai fichi e pesche ripiene.
La carta dei vini, disponibili anche all’asporto, è enciclopedica: tutto il meglio di Langa e mirate escursioni in Italia e all’estero.
Giudizio di merito, espresso per soli otto locali in tutto il Piemonte:
chiocciola=locale che ci piace in modo speciale,per l’ambiente ,la cucina,l’accoglienza in sintonia con lo Slow Food formaggio=”locale del buon formaggio”con una selezione di prodotti caseari particolarmente ricca per quantità e interessante per tipologie bottiglia=proposta dei vini ricca e qualificata.
Guida critica e golosa 2010
Arrivarci è la prima cosa bella di una serata davvero preziosa. Bergolo, Alta Langa, col tramonto che illumina da dietro le Alpi e la punta del Monviso in controluce a dominare il panorama. ‘L Bunet è nel centro del piccolo paese in pietra, con la strada in discesa (o in salita) e l’aria fresca e stuzzicante. Il locale è molto sobrio, sembra di entrare in casa di qualcuno. La sala da pranzo ampia col tavolo delle guide a far mostra della fama (meritata) di questo locale davvero di eccellente livello. Menu degustazione con tante proposte legate alla terra e alla stagione e una carta dei vini con presenze autoctone ma anche tante curiosità. Cominciamo col vitello tonnato all’antica, senza maionese con un retrogusto di chiodi di garofano e curry e poi i caponet e il carpione. Una delizia anche i primi coi macaron del Fret, le mezzelune verdi ripiene di Seirass, gustose e quasi acide, assolutamente indimenticabili e gli agnolotti al plin. L’arrosto alle nocciole è perfetto così come lo stinco e la rollata di coniglio al timo. Strepitoso il carrello dei formaggi, servito con competenza e garbo e non da meno i dolci con la panna cotta al caffè e la succulenta proposta del semifreddo al torrone di Canelin e Barolo Chinato.
Guida critica e golosa 2005
Si è felici due volte, quando si giunge in un locale tra i nostri preferiti, dove si gioca la resistenza umana e si trovano tutte le conferme che si aspettavano. Bergolo è un paese dell’Alta Langa con meno di cento residenti, e qui Emilio Branchero conduce stoicamente il locale di famiglia o delle famigliarità. Il suo è un locale semplice, arioso, con i tavoli alla giusta distanza, all’interno di una normalissima casa che dà sulla piazzetta del paese. Veniteci in ogni stagione, veniteci per accoppiare il meglio del Piemonte del vino con i piatti di sostanza della tradizione langarola. Emilio è un campione delle materie prime (che magari hanno aumentato di costo, mentre il suo menu degustazione è rimasto immutato a 33 euro e non è uno scherzo). La nostra ultima visita è da raccontare: noce di fassone tagliata a coltello con scaglie di formaggio Maira, cestino di sfoglia ripieno di asparagi, lardo e Grana con la sua fonduta, flan di topinanbour in bagnacaoda. Chi era con noi, ad un certo punto ha alzato gli occhi, come quando il gusto irrompe e fa dei racconti. Radiose le mezzelune verdi ripiene di seirass e i macaron del fret al ragù di salsiccia (piatto tipico di Bergolo). Tra i secondi l’agnello agli aromi di Langa, il coniglio al forno da urlo, oppure il superbo carrello di formaggi. Chiuderete felici con bonet, semifreddo al torrone di Canelin, mousse di nocciole su spuma di cioccolato.
Guida critica e golosa 2004
Bergolo conta meno di cento residenti, ma d’estate moltiplica le presenze, anche grazie all’happening di artisti che ogni anno aggiunge ai muri delle abitazioni una scultura, un dipinto, un mosaico… Ma un pò di merito va pure a chi ha fatto della buona tavola un motivo di attrattiva. Nel nostro caso, Emilio Banchero è causa di un fenomeno migratorio di palati, registrato non solo nella bella stagione. Il suo locale, semplice, arioso, con i tavoli alla giusta distanza, è all’interno di una normalissima casa che dà sulla piazza del paese, ma per noi è da anni la nuvola sulla quale sognare ad occhi aperti. Accompagnati a tutto pasto dalla bella selezione di etichette – il meglio del Piemonte conosciuto e non – ci si coccola con piatti della tradizione e materie prime da favola. A cominciare dal tonno di coniglio e bagnet verd, passando per il capunet estivo su spuma di piselli, fino a giungere alla delicata tartrà langarola su vellutata di latte e acciughe. Si prosegue con il patrimonio storico del macaron del frèt al ragù di salciccia o con gli intramontabili e sempre buoni agnolotti al plin accarezzati da burro fresco e salvia. Ma come esimersi dall’assaggio dell’arrotolato di coniglio al timo, dello stinco di vitello al Cortese, del capretto o del coniglio al forno o dell’imperdibile, superbo carrello di formaggi! Tra i dolci abbandonatevi al classico bonet, all’eccezionale semifreddo al torrone di Canelin, alla mousse di passito di Loazzolo in spuma di fragole di Bergolo o a quella di nocciole in bagna di cachi da piangere dalla gioia. Bravo Emilio.
Gianni e Paola Mura Il Venerdì di Repubblica 29 Settembre 2000
Scusate se vi roviniamo subito la sorpresa, ma dovete sapere che ravioli al “plin” e tajarin considerati i migliori dell’Alta Langa li fa Meh. Che non è il diminutivo di una Meinca locale, ma il soprannome di Saengla Sudta, la giovane e graziosa moglie tailandese di Emilio Banchero, lui sì indigeno.
Si sono conosciuti e sposati nel ’94, ovviamente rea andato lui in vacanza là e non lei qua. Inoltre, è utile sapere che Bergolo conta ben 11 abitanti nella stagione invernale, molti di più in estate per l’aria fina dei suoi castagneti e il fascino delle case di pietra. Ma è stato a lungo un paese semiabbandonato: la chiusura dell’ultimo bar è del ’75.
Certo, Meh era già appassionata di cucina, ma la sua, Thailandia del nord, vicino ai confini con Birmania e Laos. Calata in una realtà completamente diversa, ha avuto come insegnante la madre di Emilio e adesso sa muoversi da sola. Al di là dei risultati gastronomici, pur interessanti, ci sembra bello che un vecchio paese torni a vivere anche per l’iniziativa di due giovani (Emilio ha 32 anni). Lei ai fornelli, lui in sala e cantina, molto ben fornita e a prezzi convenienti. Il menù degustazione è a 58 mila, bevande escluse. Comprende tre antipasti, un primo, un secondo, formaggi (carrello commovente), tre assaggi di dolce. Per esempio: rotondino in salsa antica (ossia vitello tonnato ma la salsa non conosce tonno né maionese: è fatta di rosso d’uovo sodo, acciughe, capperi, aceto, olio e spezie.), fiore di zucchina ripieno, cestini di sfoglia con fonduta di nostrale di pecora, verdure impanate e uovo di quaglia, poi ravioli o tabarin, stracotto al Dolcetto o rotolo di coniglio, il commovente carrello cui si è accennato (solo formaggi di piccoli, minuscoli produttori, di varia stagionatura, raccomandabili quelli di capra), e infine bunet (poco dolce, ottimo), semifreddo di torrone, mousse al Moscato.
Altri piatti, a rotazione: terrina di gallina, carne cruda, tonno di coniglio, faraona, brasato, lepre, cinghiale, da aprile a giugno un eccellente capretto.
Il tutto in un ambiente semplice ma ben curato, dove non è stato facile vincere diffidenze e stupori. “Ah, c’è un matrimonio?” ha chiesto stupito uno degli anziani a Emilio, che metteva un vasetto di fiori su tutti i tavoli.
Ricordiamo infine che è indispensabile prenotare e che sono a disposizione 8 camere doppie (con ricca prima colazione, 100 mila) per chi non volesse affrontare post prandium una strada fin troppo piena di curve.
Paola Gho – La Stampa – 10 Luglio 1999
Davvero solo un pugno di case di pietra per questo paesino che si raggiunge da Cortemilia attraverso gli otto chilometri di una strada panoramica. Poche decine di abitanti ma tanta voglia di rilanciare tradizioni, ambiente e prodotti. Alla gastronomia ci pensa la famiglia Banchero con il suo Bunet, ristorante che completa l’offerta alberghiera.
Se l’aspetto esterno rimanda alla deprecabile”filosofia” edilizia degli anni del boom, l’interno è stato di recente risistemato e abbellito con pietram mattoni e legni vecchi, valorizzando con ampie finestre il bel panorama sull’Alta Langa. Il Bunet è un bell’esempio di come la cucina possa mantenere salde radici enel territorio senza essere ripetitiva né banale. Lo dimostrano gli agnolotti ripieni di seirass del fen (ricotta di capra stagionata nel fieno) che fanno compagnia a tabarin impeccabili conditi con ragù, sugo di fegatini o –quando papà Banchero li trova- di funghi locali. Provate, in questa stagione, i acponet in salsa di piselli, il tortino di verdure, il flan di fagiolini, il vitello tonnato all’antica serviti tra gli antipasti; le carni bianche –coniglio arrotolato al timo o al civet, faraona; la selvaggina e i brasati autunnali. Dolci classici, tra cui bunet e semifreddo al torrone, si alternano a dessert originali, come i cachi alle nocciole. Eccezionale selezione di formaggi: sul plateau ci sono sempre 30-40 varietà, locali e piemontesi soprattutto, tutte rigorosamente a latte crudo. Non è da meno la cantina che Emilio, il patron, mantiene colma di centinaia di etichette ben scelte.
 
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